Il tempo che passiamo online aumenta ogni giorno. Personalmente, io non vedo quasi più la tv, non leggo più i giornali. Evito di usare il telefono, non scrivo lettere. Se cerco informazioni su un argomento che non conosco, non vado in libreria nè in biblioteca (almeno non come prima scelta). Tutto questo, ormai, io lo faccio online. E come me, credo, milioni di persone.
Faccio qualche breve considerazione.
I giornali online. Non voglio parlare di come siano scritti per non cadere nell'errore del qualnquismo. Dovrei analizzare degli esempi concreti per dimostrare quanto siano scritti male e per ora non lo faccio. Ma qualcuno ha notato che quasi tutti (e parlo di testate nazionali) non hanno una redazione online? Cioè non è dichiarato chi sia il giornalista responsabile dei contenuti. Questo, per una testata di carta stampata è assolutamente vietato. Online è la norma. E se non esiste un responsabile legale dei contenuti del giornale che sto leggendo, c'è poco da discutere sulla validità dei suoi contenuti.
Questo mi porta a parlare di blogs, e delle dicussioni quotidiane che leggo sul "citizien journalism", sul fatto che le notizie oggi siano date da twitter, blogs e social network. Beh, io ho sempre insistito alla differenza sostanziale tra blog e giornali, tra giornalisti e bloggers. Ho sempre sostenuto che un giornalista fa (o dovrebbe fare) un lavoro diverso. Ma se le notizie che escono su una testata non hanno una firma nè un redazione che risponda dei contenuti, trovo difficile continuare a sostenere questa tesi. E provo difficoltà, nella pratica a sottolineare il eprchè un blog non abbia la stessa attendibilità di un giornale.
Arriviamo a internet come strumento di approfondimento. La prima cosa che mi viene in mente è che non esistono più dizionari free online. Io ho usato per circa 10 anni il De Mauro online. Ho sempre considerata fantastica l'opportunità di poter usare un dizionario senza sforzo, a qualsiasi ora, e in qualsiasi situazione. Qesta possibilità aveva condizionato il mio approccio al ragionamento: la prima cosa che facevo tempo fa per avvicinarmi a un argomento che non conoscevo era cercare la definizione dei termini online sul DeMauro. E partire da quella.
Beh, non si può più. Certo, potrei tornare a cercare le definizioni sulla mia vecchia enciclopedia cartacea. Ma sappiamo tutti che non lo farò e che ben presto mi accontenterò di pagine web non meglio identificate.
Pagine web che nel 90% dei caso si chiamano Wikipedia. Utile, rivoluzionario, non dico di no. Ma piena di errori, piena di lacune. Faccio un esmepio concreto: tra le altre cose, io mi occupo di alcuni strumenti di misisoni spaziali, progetti altamente tecnologici. Lavoro con le persone che hanno costruito quegli strumenti. Ora, se cerco oline quelle voci specifiche su wikipedia trovo contenuti imprecisi ed errati e non trovo nessuno dei miei "utenti esperti" a correggere i contenuti. E' normale, chi lavora non ha tempo di correggere e controllare centinaia di pagine di wikipedia che vengono modificate quotidianamente da appassionati 16enni. E' una guerra persa che nessuno di noi si sente di intraprendere seriamente.
Potrei continuare analizzando il mio modo di usare internet. Parlando dell'abitudine crescente a non controllare le fonti, della mia incapacità di memorizzazione e della diminuzione dell'attenzione. Tutte cose che noto in me e che immagino siano vere per tutti noi.
Non vorrei però sembrare un'arretrata detrattrice della tecnologia.
Davvero, non lo sono. Vorrei solo che tutto ciò fosse fatto con cervello.